Report globale Divly sulla tassazione delle criptovalute 2026


Sintesi:
  • Solo circa l’1,76% dei possessori di criptovalute sembra dichiarare le proprie crypto ai fini fiscali. Anche nello scenario più alto, la quota arriva solo al 3,00%.
  • Dai dati ufficiali dei vari Paesi emerge un quadro coerente: la compliance fiscale nel mondo crypto è bassa, e in molti casi molto bassa.
  • Per stimare il fenomeno su scala globale, combiniamo i dati ufficiali con oltre 12 milioni di ricerche online legate alla fiscalità crypto e presentiamo una stima in tre scenari: basso, medio e alto.
  • Il report fotografa il mercato all’inizio di una nuova fase di reporting: negli Stati Uniti il modello 1099-DA è già in uso per le transazioni del 2025, mentre DAC8 e CARF stanno già includendo le operazioni del 2026 nei flussi di dati che arriveranno alle autorità fiscali a partire dal 2027.

Le tasse sulle criptovalute non sono più un tema per pochi appassionati. Oggi riguardano un numero enorme di persone e rappresentano ancora una delle aree meno trasparenti dell’intera economia degli asset digitali.

Nel mondo, centinaia di milioni di persone hanno acquistato, venduto o semplicemente detenuto crypto. Eppure, secondo le nostre stime, solo l’1,76% dei possessori di criptovalute le dichiara a fini fiscali. Anche nello scenario più alto, la quota arriva appena al 3,00%. Questo significa che, anche adottando una lettura prudente dei dati, oltre il 97% dei crypto holder sembra non dichiarare le proprie attività.

Per stimare questo divario abbiamo unito dati ufficiali delle autorità fiscali, fonti pubbliche e stime sulla diffusione delle criptovalute nei vari Paesi. Abbiamo individuato dati ufficiali utilizzabili sulle dichiarazioni in nove Paesi, di cui cinque aggiornati all’ultimo anno disponibile. Nei casi in cui non esista un numero pubblico di dichiarazioni dal 2024 in poi, abbiamo elaborato una stima 2025 in tre scenari: basso, medio e alto, basandoci sul rapporto tra il volume di ricerche online legate alla fiscalità crypto e il numero di dichiarazioni nei Paesi in cui entrambi i dati sono disponibili.

Il tema è ancora più rilevante perché il quadro dei controlli e della rendicontazione sta cambiando rapidamente. Negli Stati Uniti, il Form 1099-DA porterà molte vendite di asset digitali effettuate nel 2025 nella stagione dichiarativa del 2026. Nell’Unione Europea, e più in generale nei Paesi che stanno adottando il Crypto-Asset Reporting Framework (CARF) dell’OCSE, le transazioni del 2026 stanno già entrando nei flussi di rendicontazione che inizieranno a raggiungere le autorità fiscali nel 2027.

Questo report fotografa quindi il livello di compliance fiscale crypto appena prima di una nuova fase di reporting. Se oggi il livello di dichiarazione appare ancora così basso, la vera domanda non è se il tax gap subirà una pressione crescente, ma quanto rapidamente questo cambiamento si farà sentire.

La compliance fiscale crypto globale
è pari ad appena 1,76%

Percentuale di possessori di crypto che hanno dichiarato alle autorità fiscali. = dato ufficiale

Le nostre stime indicano che solo l’1,76% dei possessori di criptovalute dichiara le proprie crypto ai fini fiscali.

STAT
In pratica, solo 1 possessore di crypto su 57 le dichiara alle autorità fiscali.

Anche adottando le ipotesi più favorevoli, questa quota sale al massimo al 3,00%. In pratica, ciò significa che oltre il 97% dei proprietari di crypto sembra ancora non dichiarare.

Tradotto in numeri concreti, parliamo di milioni di contribuenti che dichiarano, a fronte di centinaia di milioni di persone che possiedono criptovalute.

Un altro elemento che emerge con chiarezza è che il livello di adempimento fiscale varia molto da Paese a Paese.

Trend 1

Una compliance alta è rara

Solo 8 dei 30 Paesi nella stima media raggiungono il 5% o più, mentre 11 restano sotto l'1%.

Trend 2

La distanza è enorme

La stima del Giappone al 19,78% è quasi 1.000 volte superiore a quella delle Filippine, ferme allo 0,02%.

Trend 3

La scala non equivale alla compliance

Gli Stati Uniti hanno il numero assoluto più alto di dichiaranti, ma restano comunque ben sotto Giappone e Norvegia per tasso di compliance.


Giappone

Il Giappone è il Paese che registra il risultato più alto nel nostro dataset, e questo sembra dipendere in larga misura da un sistema di dichiarazione fiscale più pratico, uniforme e facile da seguire.

Dal lato pubblico, il Giappone ha investito molto nella semplificazione del processo. In particolare:

  • il calcolatore fiscale ufficiale per le crypto consente agli utenti di calcolare le imposte senza dover necessariamente ricostruire ogni transazione una per una
  • gli exchange sono tenuti a fornire rendiconti annuali delle transazioni (年間取引報告書) compatibili con questo sistema
  • i contribuenti possono utilizzare la Crypto Asset Statement (暗号資産の計算書), un modello standardizzato pensato per facilitare la compilazione della dichiarazione

Un altro aspetto importante è il metodo utilizzato in Giappone, il 総平均法, cioè il metodo del costo medio complessivo. Questo approccio evita, in molti casi, di dover calcolare il costo fiscale operazione per operazione e rende quindi la dichiarazione molto meno onerosa per il contribuente.

Anche sul fronte dell’industria si nota un certo livello di coordinamento. Per esempio:

  • associazioni di settore come JCBA e JVCEA hanno spinto per regole fiscali più chiare
  • queste stesse organizzazioni hanno anche favorito una maggiore standardizzazione dei documenti e degli estratti relativi alla cronologia delle transazioni, andando oltre i soli report annuali

Nel complesso, il Giappone mostra cosa può succedere quando normativa, strumenti operativi e documentazione vengono sviluppati con un obiettivo comune: rendere la dichiarazione delle crypto più semplice e accessibile.


Norvegia

La Norvegia si colloca al secondo posto nel nostro dataset e rappresenta un caso diverso rispetto al Giappone. Qui il livello relativamente alto di compliance fiscale sembra dipendere meno dalla sola semplificazione del sistema e più da una combinazione di controlli mirati, maggiore visibilità fiscale e aspettative più chiare per i contribuenti.

Tra gli elementi che spiccano ci sono:

  • l’autorità fiscale norvegese ha inviato attivamente lettere di richiamo a persone sospettate di possedere criptovalute
  • in Norvegia non rilevano solo le operazioni di compravendita: anche il semplice possesso di crypto può avere rilevanza fiscale, e questo amplia il numero di persone che si aspettano di dover dichiarare
  • il mercato presenta una forte concentrazione su un exchange locale, Firi, utilizzato da una larga parte dei trader norvegesi

In questo contesto, Firi sembra avere un ruolo importante nell’aumentare la probabilità che gli utenti dichiarino correttamente. In particolare:

  • mette a disposizione report fiscali già pronti per gli utenti che operano esclusivamente sulla piattaforma
  • indirizza gli utenti con situazioni più complesse verso strumenti specializzati per il calcolo delle imposte

Nel complesso, il caso norvegese mostra che un livello più alto di dichiarazione può emergere anche quando il sistema si basa non solo su strumenti pratici, ma anche su maggiore pressione fiscale percepita, comunicazione diretta da parte dell’autorità e soluzioni integrate offerte dal mercato.



Cosa ci dicono le fonti ufficiali?

Prima di passare a modelli e stime, vale la pena partire dai numeri già disponibili. Anche guardando solo i dati ufficiali accessibili al pubblico, emerge subito un elemento ricorrente: il numero di persone che dichiara le criptovalute è spesso sorprendentemente basso.

Dove esistono conteggi ufficiali delle dichiarazioni,
la compliance resta comunque bassa

I dichiaranti sono dati ufficiali pubblici. Gli Utenti crypto* sono benchmark di possesso riportati separatamente alla fine del report. Ordinato per tasso di compliance = dati ufficiali usati nella nostra tabella di compliance 2025
9
Paesi con un conteggio pubblico dei dichiaranti
5 su 9
Paesi sotto l'1% di compliance
0.05%-14.63%
Intervallo di compliance osservato
Paese Anno più recente Dichiaranti Utenti crypto* Tasso di compliance*
Norvegia 2025 73,131 500,000
14.63%
Stati Uniti 2022 2,700,000 48,000,000
5.63%
Finlandia 2025 18,000 450,000
4.00%
Svezia 2025 9,000 442,000
2.04%
Brasile 2023 237,367 26,000,000
0.91%
Polonia 2025 18,454 2,800,000
0.67%
Romania 2025 1,613 334,000
0.48%
Sudafrica 2025 17,000 6,000,000
0.28%
Portogallo 2023 507 1,053,000
0.05%


Nelle sezioni precedenti analizziamo i singoli Paesi più nel dettaglio, distinguendo tra quelli che pubblicano solo una fotografia riferita a un singolo anno e quelli che invece mettono a disposizione serie storiche, quindi dati confrontabili nel tempo.


Paesi con dati su più anni

Alcuni Paesi offrono qualcosa di più utile di una semplice istantanea annuale. Questi dati permettono infatti di capire se la dichiarazione delle crypto stia migliorando nel tempo, se si sia fermata, oppure se abbia rallentato dopo una fase iniziale di maggiore attenzione.


Finlandia

La Finlandia offre uno degli esempi più chiari del fatto che una maggiore visibilità del tema non porta automaticamente a una compliance diffusa. Secondo fonti pubbliche, nel 2025 i contribuenti che hanno dichiarato crypto sono stati 18.000, a fronte di una stima di circa 450.000 possessori di criptovalute. La stessa fonte precisa comunque che non tutti i 450.000 detentori sarebbero necessariamente tenuti a dichiarare. Nello stesso resoconto si afferma inoltre che solo circa il 10% delle transazioni crypto verrebbe effettivamente dichiarato.

I dati condivisi con noi dall’amministrazione fiscale finlandese mostrano 3.500 dichiaranti nel 2020, 16.200 nel 2021 e 9.800 nel 2022. Sulla carta, il 2025 rappresenta il valore più alto della serie. In pratica, però, il livello di dichiarazione appare solo moderatamente superiore al picco già registrato nel 2021 e resta comunque molto lontano dal numero probabile di persone con attività fiscalmente rilevanti.


Polonia

La Polonia mostra una crescita nel numero delle dichiarazioni, ma mette anche in evidenza quanto possa essere difficile confrontare i dati ufficiali tra anni diversi. Secondo Kryptoprawo, che cita dati del Ministero delle Finanze, il numero dei dichiaranti è passato da 3.200 nel 2019 a 10.600 nel 2020.

Una comunicazione ufficiale più recente, pubblicata dal governo polacco il 21 gennaio 2026, afferma invece che 18.545 contribuenti hanno dichiarato redditi da criptovalute nel 2025, riferiti all’anno fiscale 2024.

Tuttavia, questo dato non è direttamente confrontabile con quelli precedenti. I numeri più vecchi fanno riferimento ai przychody, cioè ai ricavi, mentre il dato più recente riguarda il dochód, cioè il reddito imponibile dopo la deduzione dei costi.

In concreto, questo significa che il dato di 18.545 include solo i contribuenti che, dopo aver sottratto i costi, hanno chiuso con un risultato positivo. Non comprende invece:

  • chi ha dichiarato ricavi da crypto ma non ha generato reddito imponibile perché i costi li hanno compensati interamente
  • chi ha dichiarato soltanto costi di acquisto da riportare agli anni successivi

In Polonia, infatti, la dichiarazione di questi costi di acquisto resta obbligatoria anche se non sono ancora stati realizzati ricavi.

Per questo motivo, non abbiamo utilizzato il valore di 18.545 nella nostra tabella dei dichiaranti. La nostra stima per la Polonia è quindi molto più alta, pari a 93.000 dichiaranti, perché punta a rappresentare in modo più completo l’insieme dei contribuenti che hanno segnalato attività crypto, inclusi quelli con ricavi ma senza utile imponibile e quelli che hanno dichiarato solo i costi.


Romania

La Romania rappresenta un caso meno comune nel nostro dataset, perché mostra un andamento in diminuzione nel tempo. Secondo dati riportati da Economedia, nel 2022 circa 3.198 persone hanno dichiarato redditi da criptovalute. Nel 2024 il numero è sceso a 1.613 dichiaranti secondo altre fonti.

Questo valore è solo leggermente superiore ai livelli iniziali, ma resta molto inferiore rispetto al picco registrato nel primo anno di introduzione delle regole, quando 33.155 persone avevano dichiarato nel 2019.

Nel complesso, i dati suggeriscono una dinamica abbastanza chiara:

  • un forte aumento iniziale subito dopo l’introduzione delle regole
  • seguito da un calo significativo negli anni successivi

Questo è un punto importante, perché indica che introdurre un sistema di dichiarazione non è sufficiente, da solo, a garantire una partecipazione stabile nel tempo.


Svezia

Grazie alla collaborazione con Skatteverket, abbiamo raccolto alcuni dati sul numero di dichiaranti negli ultimi anni. La serie è relativamente breve, ma comunque indicativa:

  • circa 2.660 dichiaranti nel 2021
  • 8.218 nel 2022
  • 6.088 nel 2023

Secondo quanto riportato pubblicamente da Skatteverket, il numero si è mantenuto su livelli simili anche negli anni più recenti, con circa 6.000 dichiaranti nel 2024 e circa 9.000 nel 2025.

Anche se i valori oscillano di anno in anno, il quadro generale è piuttosto stabile: il numero di persone che dichiara rimane basso rispetto al numero stimato di possessori di criptovalute.

Nella stessa fonte, l’Agenzia delle Entrate svedese stima che i crypto holder siano tra 320.000 e 740.000. Questa ampia forbice è significativa, perché mostra quanto sia ancora limitata la visibilità ufficiale sul fenomeno. Anche considerando la stima più bassa, la quota di persone che dichiara resta contenuta.


Norvegia

La Norvegia presenta uno dei trend di crescita più chiari tra i dati ufficiali disponibili. Secondo Skatteetaten, il numero di dichiaranti è aumentato in modo significativo nel tempo:

  • 6.470 nel 2020
  • 14.825 nel 2021
  • 44.560 nel 2022
  • 50.837 nel 2023
  • 55.880 nel 2024
  • 73.131 nel 2025

È importante notare che questi dati si riferiscono all’anno di presentazione della dichiarazione, non all’anno in cui il reddito è stato generato. Ad esempio, il dato del 2025 riguarda i redditi del 2024.

Questo è uno degli esempi più evidenti di un aumento progressivo della compliance. Tuttavia, anche in questo caso i numeri vanno letti in relazione al totale dei possessori di crypto.

Un aspetto particolarmente rilevante è che la stessa autorità fiscale attribuisce parte di questa crescita all’invio di lettere mirate (“nudge letters”) a contribuenti sospettati di detenere criptovalute. In altre parole, l’aumento delle dichiarazioni non è avvenuto spontaneamente, ma anche grazie a interventi diretti di controllo e comunicazione.


Stati Uniti

Le informazioni ufficiali più recenti provengono dalla IRS Publication 1304, che indica circa 6,65 milioni di dichiarazioni legate agli asset digitali nel 2022 e 2,79 milioni nel 2023.

Anche prendendo questi numeri per validi, è necessario confrontarli con la dimensione del mercato. Una stima di Triple-A suggerisce che negli Stati Uniti ci fossero circa 50 milioni di possessori di criptovalute nello stesso periodo. Questo implica che solo una parte degli utenti compare effettivamente nei dati fiscali.

Gli Stati Uniti sono inoltre entrati in una nuova fase dal punto di vista della rendicontazione. Secondo le indicazioni dell’IRS sul Form 1099-DA e sulle regole per gli intermediari, molte operazioni su asset digitali effettuate nel 2025 verranno riportate nella stagione dichiarativa del 2026.

In particolare:

  • gli intermediari (broker) devono iniziare a segnalare i proventi delle transazioni effettuate dal 1° gennaio 2025
  • si tratta però ancora di una fase iniziale, con ulteriori obblighi di reporting che entreranno in vigore dal 2026 in poi

Questo rende gli Stati Uniti un caso importante da osservare nei prossimi anni, perché il livello di dichiarazione potrebbe cambiare in modo significativo con l’espansione degli obblighi di reporting.



Fotografie puntuali (dati di un solo anno)

Non tutti i Paesi mettono a disposizione serie storiche utilizzabili. In diversi casi abbiamo trovato solo un dato riferito a un singolo anno. Anche queste “istantanee” sono comunque utili, perché mostrano che lo stesso fenomeno si ripete in contesti molto diversi, sia per sistema fiscale che per diffusione delle criptovalute.


Sudafrica

Il dato disponibile per il Sudafrica è particolarmente indicativo. Secondo quanto riportato da Business Day, citando dichiarazioni di SARS, solo 17.000 persone hanno dichiarato crypto, a fronte di una stima di circa 6 milioni di possessori di criptovalute.

Anche considerando possibili margini di errore nella stima dei possessori, il livello di dichiarazione risulta estremamente basso.


Brasile

In Brasile, secondo quanto riportato da CNN Brasil sulla base dei dati della Receita Federal, nel 2023 circa 237.369 persone hanno dichiarato criptovalute, per un valore complessivo superiore a 1 miliardo di real brasiliani.

Anche in questo caso, il numero di dichiaranti va confrontato con una base di utenti crypto molto più ampia.


Portogallo

Il Portogallo è spesso descritto come un “paradiso fiscale” per le criptovalute, ma questa definizione è diventata meno accurata dopo l’introduzione delle nuove regole con il Bilancio dello Stato 2023, che ha integrato in modo più chiaro le crypto nel sistema fiscale.

A partire dal 2023:

  • le plusvalenze a breve termine (asset detenuti per meno di 365 giorni) sono tassate al 28%
  • le plusvalenze a lungo termine (oltre 365 giorni) restano esenti da imposta

In altre parole, le criptovalute non sono state esenti da imposte nel 2023, anche se il regime è rimasto relativamente favorevole in alcune situazioni.

Secondo Expresso, citando il Ministero delle Finanze, nel 2023 solo 558 contribuenti hanno dichiarato guadagni da criptovalute:

  • 507 hanno dichiarato plusvalenze a lungo termine (non tassate)
  • 51 hanno dichiarato plusvalenze a breve termine (tassate)

Lo stesso quadro emerge anche dalla sintesi di Faccounting, che sottolinea come il numero di dichiaranti sia rimasto molto contenuto anche dopo l’introduzione delle nuove regole.

Il caso portoghese evidenzia un punto importante: una normativa favorevole o percepita come tale non porta automaticamente a un aumento della dichiarazione, soprattutto quando il sistema viene formalizzato e reso più strutturato.


Cosa ci dicono davvero i dati ufficiali

Nel complesso, i dati ufficiali disponibili sono ancora limitati, poco omogenei e spesso incompleti. Questo, di per sé, è uno dei risultati più importanti dell’analisi.

Punto chiave
I numeri ufficiali dimostrano che il divario esiste, ma da soli non bastano a descrivere l'intero mercato
Dove le autorità pubblicano dei numeri, la compliance è di solito bassa, spesso molto bassa, e solo occasionalmente migliora in modo davvero significativo. Questo basta a dimostrare che il problema esiste, ma non basta a descriverlo su scala globale senza ricorrere a stime modellizzate.

Le nostre stime per il 2025

I numeri ufficiali sono sufficienti per mostrare che la compliance fiscale sulle criptovalute è bassa. Tuttavia, non bastano per descrivere l’intero mercato.

Solo un numero ristretto di Paesi pubblica dati utilizzabili sul numero di dichiaranti e, anche tra questi, i dati non sono sempre confrontabili tra anni diversi.
Per avere una visione più ampia a livello globale, è quindi necessario stimare cosa accade nei Paesi dove questi dati non sono disponibili.


Perché non è possibile indicare un valore preciso

In alcuni Paesi disponiamo di dati ufficiali. In molti altri no. In questi casi, indicare un numero preciso darebbe un’idea di accuratezza che i dati attuali non permettono di sostenere.

Per questo motivo, presentiamo un intervallo di valori:

  • non rappresenta una misura esatta
  • ma una stima realistica dei possibili livelli di dichiarazione

Allo stesso tempo, non si tratta di numeri casuali. L’intervallo è costruito partendo da dati reali provenienti dai Paesi in cui le dichiarazioni sono note.


Come abbiamo costruito le stime

Per stimare il livello di dichiarazione nei Paesi senza dati ufficiali recenti (2024 o 2025), abbiamo analizzato la domanda di ricerca online su temi legati alla fiscalità crypto e l’abbiamo confrontata con il numero effettivo di dichiaranti nei Paesi dove entrambi i dati sono disponibili.

In totale, abbiamo analizzato oltre 12 milioni di ricerche legate alla tassazione delle criptovalute utilizzando Ahrefs.

Dati ufficiali

Usiamo il numero pubblicato

Quando un Paese pubblica un conteggio delle dichiarazioni utilizzabile, quel dato diventa il punto di ancoraggio diretto del report.

Casi modellizzati

Stimiamo dai benchmark osservati

Dove non esiste un conteggio ufficiale, il numero dei dichiaranti viene stimato a partire dal rapporto osservato tra ricerche sulla fiscalità crypto e dichiarazioni nei Paesi benchmark.

Il metodo si basa su un principio semplice:

  • la stima bassa utilizza il rapporto tra ricerche e dichiaranti più basso osservato nei Paesi di riferimento (nel dataset attuale, la Romania)
  • la stima alta utilizza il rapporto più alto osservato (nel dataset attuale, la Norvegia)
  • la stima media utilizza il valore medio tra i Paesi con dati recenti e comparabili

Abbiamo inoltre verificato il modello confrontandolo con Paesi fuori dal gruppo di riferimento, in particolare gli Stati Uniti, dove sono disponibili dati sia sulle ricerche sia sulle dichiarazioni. Anche in questo caso, i risultati rientrano nell’intervallo tra Romania e Norvegia, il che ci dà maggiore fiducia nel fatto che il range sia sufficientemente ampio da essere realistico, ma non così ampio da perdere utilità.

Per gli Stati Uniti, in particolare, le stime media e alta coincidono. I dati storici mostrano infatti che il Paese tende a posizionarsi nella parte alta dell’intervallo, in modo simile alla Norvegia. Per questo motivo, evitiamo di ampliare artificialmente il range quando i dati non lo giustificano.

In sintesi, è importante distinguere tra le due tipologie di dati:

  • quando esistono dati ufficiali, utilizziamo quelli
  • quando non esistono, utilizziamo una stima basata su modelli costruiti a partire da dati reali

La compliance fiscale crypto globale
non supera il 3,00%

Percentuale stimata di possessori di crypto che hanno dichiarato alle autorità fiscali. = dati ufficiali
Paese Stima bassa Scenario medio Stima alta

Cosa mostra l’intervallo

Nello scenario medio, stimiamo circa 5,3 milioni di contribuenti che dichiarano criptovalute nei Paesi analizzati, a fronte di circa 301 milioni di possessori di crypto. Questo corrisponde a una quota di circa 1,76%.

Nello scenario basso, il numero scende a circa 892.000 dichiaranti, pari a circa 0,30% dei possessori.

Nello scenario alto, invece, la stima sale a circa 9 milioni di dichiaranti, ovvero circa 3,00%.

Anche considerando lo scenario più favorevole, la conclusione resta la stessa:
la grande maggioranza dei possessori di criptovalute sembra non dichiarare le proprie attività ai fini fiscali.

Ed è proprio questo il punto chiave dell’intervallo:
i numeri possono variare, ma il quadro generale rimane invariato.


Cosa è cambiato rispetto al nostro report 2023

Nel report precedente, avevamo stimato che circa lo 0,54% dei possessori di crypto dichiarasse le proprie attività. La stima attuale è leggermente più alta, ma resta comunque su livelli contenuti.

Una parte di questo cambiamento può riflettere evoluzioni reali:

  • le autorità fiscali sono oggi più attente al fenomeno
  • gli strumenti per il calcolo delle imposte sono migliorati
  • la consapevolezza degli obblighi fiscali è probabilmente cresciuta

Allo stesso tempo, una parte della differenza deriva anche dal metodo utilizzato. Quest’anno disponiamo di:

  • più dati ufficiali su cui basare le stime
  • informazioni più aggiornate
  • un approccio più chiaro per rappresentare l’incertezza nei Paesi senza dati diretti

Questo ci permette di offrire una stima più solida, pur mantenendo la necessaria cautela nell’interpretazione dei risultati.



Cosa cambiano DAC8, CARF e 1099-DA

Questo report descrive il livello attuale di compliance fiscale nel mondo crypto, ma arriva in un momento in cui il sistema di rendicontazione sta cambiando rapidamente.

Questo cambiamento è già visibile negli Stati Uniti. Secondo l’IRS, il Form 1099-DA viene utilizzato dagli intermediari per comunicare i proventi da asset digitali sia ai contribuenti sia all’amministrazione fiscale. Per il 2025, gli obblighi di segnalazione si applicano principalmente ai broker statunitensi.

Le indicazioni ufficiali dell’IRS mostrano anche che si tratta solo della prima fase di un processo più ampio:

  • per le transazioni effettuate dal 1° gennaio 2025, i broker devono segnalare i proventi lordi
  • ulteriori obblighi di reporting entreranno in vigore a partire dal 2026

In parallelo, anche in Europa il quadro sta evolvendo rapidamente. Nell’Unione Europea, la direttiva DAC8 è ora operativa per l’anno di riferimento 2026. Secondo la Commissione Europea:

  • i fornitori di servizi su cripto-attività devono iniziare a raccogliere dati sulle transazioni a partire dal 1° gennaio 2026
  • il primo anno di rendicontazione è il 2026
  • i dati verranno trasmessi alle autorità fiscali nazionali nel 2027
  • lo scambio automatico di informazioni tra Paesi UE inizierà entro il 30 settembre 2027

DAC8 non è un’iniziativa isolata. Si basa infatti sul framework sviluppato dall’OCSE, il Crypto-Asset Reporting Framework (CARF). Secondo gli aggiornamenti dell’OCSE:

  • i fornitori di servizi crypto devono segnalare le transazioni effettuate per conto degli utenti
  • l’obiettivo è aumentare la trasparenza, soprattutto nei casi transfrontalieri
  • per i Paesi che partecipano alla prima fase, la raccolta dati inizia generalmente dal 1° gennaio 2026
  • i primi scambi di informazioni tra autorità fiscali sono previsti nel 2027

Tempistiche di reporting

Le transazioni del 2026 stanno già entrando nei flussi di reporting di DAC8 e CARF. I primi invii e i primi scambi tra autorità arriveranno nel 2027.

2027 primi scambi

Perché questo è rilevante per il report

Le stime presentate in questo report si riferiscono principalmente al periodo intorno all’anno fiscale 2025, cioè a una fase in cui i controlli stanno iniziando a intensificarsi, ma prima che la piena visibilità internazionale sia effettivamente raggiunta.

Se il livello di dichiarazione appare ancora basso in questo momento, il dato assume un significato più ampio:
non è solo una fotografia della situazione attuale, ma anche un punto di partenza per capire quanto ampio fosse il divario tra attività crypto e dichiarazione fiscale all’inizio di questa nuova fase.

Con l’espansione della rendicontazione automatica, è probabile che questa distanza si riduca rapidamente. Di conseguenza, sia gli operatori del settore sia gli utenti dovranno adattarsi a un contesto in cui la trasparenza fiscale diventa sempre più centrale.


Per piattaforme ed exchange

Colmare il gap di compliance

Con l'entrata in vigore di CARF e DAC8, gli utenti scelgono sempre di più piattaforme che rendono il reporting fiscale più semplice. Aiutiamo i team crypto di tutto il mondo a integrare soluzioni fiscali fluide e facili da usare.

  • Reporting API integrato
  • Più giurisdizioni
  • Strumenti brandizzati per gli utenti
  • Prontezza normativa
Mascotte Divly



Fonti

Questa appendice raccoglie i link citati nel report. Le note sono incluse solo quando incidono in modo sostanziale su come una fonte è stata utilizzata.

Fonti sul possesso di crypto

Fonti metodologiche e di contesto

Scritto da

Adam Backman and Youri Lempers del team di educazione fiscale di Divly.



Nota: Le informazioni fiscali fornite in questo articolo non costituiscono consulenza fiscale, finanziaria, contabile o legale e non possono essere utilizzate per evitare sanzioni fiscali. Ti consigliamo di consultare un professionista fiscale riguardo alla tua situazione specifica. Non ci assumiamo alcuna responsabilità per l'accuratezza delle informazioni fornite. Tutte le informazioni contenute in questo documento rappresentano la nostra opinione e non sono dichiarazioni di fatto.

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